La storia del Morchino
“Morchino” faceva parte delle sole undici località della Pieve di Lugano, documentata prima dell’anno mille; in ordine di antichità era la terza insieme a Cadro. Le costruzioni di Morchino sono adagiate su vecchie fondamenta, le quali dopo attenta lettura dei vari inserti murari, sostenuti con grandi massi di pietra fanno pensare a un insediamento castellanico, risalente al X, XI e XII secolo.
Bisogna chiarire che nel linguaggio degli storici, con la parola Castello, si vuole definire non solo il complesso di costruzioni murarie che costituivano la residenza e la difesa del feudatario e dei suoi familiari, ma anche un gruppo di costruzioni rustiche, come poteva essere il caso di “Morchino”.
La casa nuova, fatta costruire dall’Ingegnere Alessandro Antonietti nel 1928 sulle vecchie fondamenta della casa risalente al XV sec. distrutta da un grave incendio. Si trattava di un bel edificio affrescato sia all’interno che all’esterno con soggetti religiosi, nonché dei blasoni della famiglia Maderno e due arme dei vescovi di Como, di cui uno di Antonio Posterla (1451-1460) e l’altro di Bernardino Deila Croce (1548-1559). La struttura comprende diverse costruzioni, disposte intorno ad una corte. L’edificio consta di tre piani costituiti da diversi locali. Al piano terra troviamo il locale del torchio e la vecchia lavanderia. Il torchio fu fatto costruire da Cristoforo Antonietti nell’anno 1814, sostituendo cosî l’antico torchio, tipo piemontese del XIV sec. Accanto al torchio si trovava la bigattiera e il locale di tessitura della canapa del lino nonché la seta; qui vi erano due grandi telai. Più tardi il locale fu adibito a lavanderia e vi era installato l’alambicco. Accanto la grande cucina con camino ricostruito negli anni 30 in seguito al grave incendio che nel 1928 distrusse gran parte della casa.


              
Questa proprietà merita una piccola menzione: al piano terra si può vedere il salone con un soffitto stuccato, ai quattro lati vi sono dei mascheroni che vogliono rappresentare le quattro stagioni Al piano superiore si trova il grande salone nobile con un bel soffitto Affrescato e al centro campeggia il bel camino di macchia vecchia di Arzo. Vi è poi una Cappella le cui origini risalgono all’XI secolo, ed era dedicata a Sant’Abbondio (IV Vescovo di Como). Un documento del 1486 menziona una Cappella dedicata a Santo Stefano Protomartire in “Morchino”. Nel 1752 il Canonico Rocco Ricca fu il promotore dei restauri della Cappella elevandola a giuspatronato. L’atto di consacrazione della Cappella reca la data del 19 luglio 1755 giorno della festività di San Vincenzo de Paoli di cui la Cappella fu dedicata. Di questo Santo si conservano ancora le reliquie, contenute in un reliquario di raine argentate su anima di legno. In seguito la Cappella fu fatta restaurare da Cristoforo Antonietti, aggiungendovi una sagrestia nell’anno 1816. Sopra la Cappella si trova un vasto locale di forma rettangolare chiamato “Granaio” dove veniva conservata l’antica biblioteca fornita di preziosi volumi, antiche stampe e una moltitudine di oggetti vari in rame e di peltro di uso domestico edi epoche diverse, tra il XVIII e il XIX.